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VIVALDI - TITO MANLIO - SARDELLI[TNTVILLAGE] torrent


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Torrent Description
ANTONIO VIVALDI

TITO MANLIO



::->COVER<-::[/color]



::->DATI ALBUM<-::


Sergio Foresti, Elisabeth Scholl, Nicki Kennedy, Rosa Dominguez, Lucia Sciannimanico, Thierry Gregoire, Davide Livermore, Bruno Taddia
MODO ANTIQUO
Federico Maria Sardelli, Conductor

A WDR3 coproduction
Speciale Amadeus, April 2004 | CPO, 2005

MODO ANTIQUO
Federico Maria Sardelli

Trumpets
Ute Hartwich, Davide Rodeschini
Timpani
Luigi Baccianti
Horns
Brunello Gorla, Gabriele Rocchetti
Flautino
Federico Maria Sardelli
Recorder
Simone Bensi, Elisabeth Baumer
Oboes
Simone Bensi, Elisabeth Baumer
Bassoon
Elena Bianchi
Viola d’amore
Valerio Losito
Violins
Christoph Timpe, Silvia Colli, Francesca Micconi,Chiara Zanisi,
Gabriele Raspanti, Mary Riccardi, Valerio Losito
Viola
Pasquale Lepore
Cello
Bettina Hoffmann
Double bass
Amerigo Bernardi
Theorbo and giuitar
Gian Luca Lastraioli
Cembalo
Daniele Boccaccio



::->NOTIZIE<-::

Tito Manlio
Dramma per musica in tre atti di Matteo Noris
Musica di Antonio Vivaldi 1678-1741
Prima rappresentazione: Mantova, Teatro Arciducale, carnevale 1719

Personaggi


Decio Contralto
Geminio Tenore
Lindo Basso
Lucio Soprano
Manlio Soprano
Servilia Contralto
Tito Manlio Basso
Vitellia Contralto



Tito Manlio è una delle tre opere che Vivaldi compose per Mantova, dove tra il 1718 e il ’20 fu Maestro di cappella da camera presso il governatore

imperiale, il principe Filippo d’Assia-Darmstadt. Il libretto era già stato messo in musica da Carlo Francesco Pollarolo per Firenze nel 1696 e negli anni

successivi l’opera era stata presentata in altre città con varie modifiche e adattamenti. La vicenda, ispirata a un episodio narrato da Tito Livio in Ab urbe

condita(VIII,7), celebra le virtù romane del coraggio e dell’amor di patria senza però trascurare i consueti intrecci amorosi.

I latini, confederati dei romani, di fronte al rifiuto di nominare uno dei due consoli all’interno del loro popolo hanno spezzato l’alleanza con una

dichiarazione di guerra. Tito Manlio, console romano, giura il suo odio nei confronti dei ribelli, seguito dal figlio Manlio e dal centurione Decio. Li imita

anche il latino Lucio, che ama la figlia del console Vitellia, mentre questa, innamorata del comandante dei latini, Geminio, e Servilia, fidanzata di Manlio

e sorella dello stesso Geminio, si rifiutano: la prima viene rinchiusa nei suoi appartamenti e la seconda viene cacciata da Roma. Incaricato dal padre di

spiare il campo nemico senza però ingaggiare battaglia, Manlio viene provocato da Geminio e lo uccide in duello. Appresa la notizia, Tito Manlio condanna a

morte il figlio per la sua disobbedienza; vane sono le suppliche di Servilia, mentre Vitellia desidera la morte del fratello. Al momento di scrivere l’ordine

di esecuzione, il console esita per un attimo, ma spiega a Decio che è suo compito far rispettare la legge. Lucio è pronto ad assumere la guida dei Latini

per liberare Manlio, ma questi preferisce morire piuttosto che tradire Roma. Poco prima dell’esecuzione, le acclamazioni delle falangi romane salvano il

condannato: Decio lo libera, affermando che appartiene all’esercito e incoronandolo di alloro. Nella riconciliazione generale Lucio promette di far cessare

le ostilità dei latini e Vitellia accetta di sposarlo. Si ha dunque il consueto lieto fine, smentendo l’evento storico, ma anche la tendenza tragica che

prevale sino all’ultimo.

In base alle due partiture manoscritte conservate presso la Biblioteca nazionale universitaria di Torino, si è ipotizzato che Vivaldi avesse scritto senza

destinazione specifica una prima versione, fedele al libretto originale di Noris, e l’avesse poi modificata in funzione dell’allestimento mantovano, che

doveva festeggiare le nozze del governatore con la principessa Eleonora di Guastalla. Rispetto al libretto di Noris, che non presenta scene e personaggi

comici, Vivaldi apportò diverse modifiche per assecondare il gusto della corte: le arie passano da 32 a 41 e con quattro nuove arie buffe viene creato un

vero e proprio ruolo di basso comico per il servitore Lindo, probabilmente interpretato da un cantante locale. La celebre epigrafe alla partitura autografa

«musica del Vivaldi fatta in cinque giorni» testimonia la proverbiale velocità con cui egli componeva, ma anche le condizioni generali di un’epoca in cui il

compositore, specie se assumeva anche compiti impresariali, a volte doveva scrivere e allestire una nuova opera in tempi brevissimi. La fretta, insieme forse

al desiderio di ripetere un precedente successo, spiega anche la prassi allora corrente della parodia e dei prestiti: l’aria “Povero amante cor” di Vitellia

(II,17) riprende, con testo mutato, “Povera fedeltà” dell’Ottone in villa(1713), che ritornerà ancora in “Candida fedeltà” delGiustino(1724). La sinfonia del

terzo atto, eseguita quando si prepara l’esecuzione di Manlio, è una trascrizione delConcerto funebreRV 579.

L’intento celebrativo dell’opera è testimoniato sia dalla fastosità dei costumi, che in base ai documenti sembrano riferiti non all’epoca romana ma alla moda

settecentesca della corte mantovana, sia dalla ricchezza dell’organico orchestrale, che comprende oboi, corni, trombe, ‘flauti grossi’ (flauti diritti

tenori), flautino, fagotto, timpani, archi e continuo. Il personaggio centrale è quello di Tito Manlio, di cui Vivaldi mette in luce non tanto il conflitto

tra l’amore paterno e il senso del dovere ma il carattere severo, in cui il furore prevale sul dolore. La musica sottolinea questo aspetto con le figure

ritmiche dell’orchestra; in particolare, la sua aria “Se il cor guerriero” (I,2), dall’atmosfera marziale, è citata da Talbot come esempio di accompagnamento

orchestrale particolarmente elaborato, in cui la linea vocale sembra sovrapposta a un tessuto orchestrale autosufficiente. A Lucio, personaggio secondario

dal punto di vista drammatico, sono affidate ben sette arie, che vennero interpretate dal castrato Gasparo Geri.

Nel 1720 l’opera fu presentata al Teatro della Pace di Roma, ma si trattava di un ‘pasticcio’, in cui i primi due atti erano rispettivamente di Gaetano Boni

e Giovanni Giorgi e soltanto il terzo del compositore veneziano. Nel febbraio 1979 è stata ripresa alla Piccola Scala di Milano, sotto la direzione di

Vittorio Negri, per le celebrazioni del terzo centenario della nascita di Vivaldi.


::->DATI TECNICI E NOTE<-::

3 CD formato APE + CUE
Cover e Booklet allegati




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